La Stazione Termini è un crogiolo di odori.
La classificazione inizia dalla Metro e dall'odore di gomma bruciata appiccicata alle pareti annerite.
L'odore dei detersivi dei cessi appena puliti e quello di merda di certi negozi della galleria sotterranea freschi di cagata mattutina.
Quello dei cornetti industriali di WOK e quello di cartone bagnato, ammuffito, scaldato del McDonald's che anche a quest'ora del mattino ha inspiegabilmente una decina di clienti in fila.
C'è l'odore dei clochard, dei tossici e di tutti gli altri che alla stazione questa notte hanno dormito, mentre una leggera fragranza di agrumi mi raggiunge da sotto il tailleur della ragazza che mi siede accanto.
Da Ricordi non c'è odore e nemmeno una musica di sottofondo. I dischi, i film e i videogiochi sembrano ammassati lì senza colore, senza storia, senza amore. Appena uscito da lì ti assale l'odore di petrolio dei free-press, di tabacco dei chioschi, della nicotina di chi ti passa affianco ed ha appena fumato.
E poi sempre lo stesso profumo che esce fuori da Sephora. Identico sia nelle profumerie di Via del Corso che nell'ex galleria gommata. E poi la pelle conciata di un negozio di scarpe costose. La prima sensazione è l'ebbrezza, poi si insinua fastidiosa la consapevolezza che in conceria una vita umana non vale la morbidezza di una borsa di Gucci.
Ma una folata di vento e il fischio del capostazione si portano via questi odori e pensieri...
e poi si parte.